Dal 2023 è in vigore in tutta Europa la direttiva DAC7: le piattaforme digitali che permettono alle persone di guadagnare devono comunicare quei guadagni alle autorità fiscali. Vale per chi affitta su Airbnb, vende su Vinted — e per chi guadagna creando contenuti o svolgendo attività online.
La piattaforma raccoglie i tuoi dati (nome e cognome, codice fiscale, data di nascita, residenza, conto su cui ti paga, importi percepiti trimestre per trimestre) e li trasmette una volta l'anno all'Agenzia delle Entrate, che può scambiarli con le autorità fiscali degli altri Stati UE. Non è una nuova tassa: è trasparenza su redditi che andavano dichiarati comunque. La differenza è che adesso il fisco li vede direttamente.
Una soglia esiste, ma solo per chi vende beni: sei escluso dalla segnalazione se nell'anno hai fatto meno di 30 vendite e incassato non più di €2.000. Per i servizi personali — un lavoro a ore o a incarico svolto su richiesta, come le attività pagate su Ingain — non c'è nessuna soglia: la piattaforma comunica dal primo euro. E vale anche se la piattaforma ti paga a nome proprio, come ha chiarito l'Agenzia delle Entrate (principio di diritto n. 3/2024).
1. Dichiarare i guadagni secondo il tuo inquadramento (per importi occasionali e piccoli, tipicamente redditi diversi — ma il tuo caso specifico va verificato con un professionista). 2. Conservare lo storico: le piattaforme serie ti danno un export annuale. 3. Diffidare delle piattaforme che non chiedono mai il codice fiscale: significa che il problema DAC7 lo stanno ignorando — e prima o poi ricadrà sugli utenti.
L'abbiamo presa dalla direzione opposta: il tracciamento DAC7 è nel prodotto dal primo giorno. Vedi in ogni momento il tuo totale annuo, l'export per la dichiarazione è a un click, e la comunicazione della piattaforma parte dal primo euro, come prevede la norma per i servizi personali. Prima del primo prelievo ti chiediamo i dati che servono, e se mancano te li chiediamo di nuovo invece di pagarti senza. Guadagnare in regola dev'essere più facile che guadagnare in nero — altrimenti la compliance resta teoria.
No. È un obbligo di comunicazione a carico delle piattaforme: i redditi andavano già dichiarati, ora il fisco li riceve direttamente.
Solo per la vendita di beni (meno di 30 vendite e non più di €2.000 l'anno). Per i servizi personali, come le attività pagate su Ingain, la comunicazione parte dal primo euro.
Nome e cognome, codice fiscale, data di nascita, residenza, il conto su cui vieni pagato e gli importi percepiti in ciascun trimestre.
Dichiarare i guadagni secondo il tuo inquadramento e conservare lo storico dei compensi. Per il tuo caso specifico rivolgiti a un professionista.
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